{"id":707,"date":"2025-10-05T16:41:31","date_gmt":"2025-10-05T14:41:31","guid":{"rendered":"https:\/\/enriconicolo.com\/?p=707"},"modified":"2025-10-05T16:43:28","modified_gmt":"2025-10-05T14:43:28","slug":"introduzione-generale-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/enriconicolo.com\/?p=707","title":{"rendered":"Introduzione generale"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"707\" class=\"elementor elementor-707\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c1d430a e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"c1d430a\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3ffedf0 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"3ffedf0\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Ho conosciuto Enrico Nicol\u00f2 due anni fa in occasione di una sua mostra personale dal titolo <em>Beyond the Chaos<\/em>. Da questo incontro \u00e8 nata una profonda collaborazione artistica che mi ha permesso e mi permette tuttora di scrivere e parlare di lui.<\/p><p>Gi\u00e0 alle prime osservazioni delle sue fotografie in bianco e nero, due pensieri si sono affacciati alla mia mente: la poesia non \u00e8 solo quella che si scrive; l&#8217;arte non rappresenta il visibile, ma rende visibile ci\u00f2 che non sempre lo \u00e8 (Paul Klee). Gi\u00e0, perch\u00e9 di poesia si tratta e di invisibile che una particolare sensibilit\u00e0 pu\u00f2 svelare.<\/p><p>Enrico Nicol\u00f2 \u00e8 fotografo di paesaggi abitati da figure dove ognuno osservando pu\u00f2 trovare la vita, la bellezza, il mistero che li anima. L&#8217;artista pratica la fotografia analogica creando immagini spesso concettuali e speculative, che superano la rappresentazione del soggetto inquadrato per divenire espressione di sentimenti personali e universali. \u00c8 un uomo in cammino che con la sua inseparabile macchina fotografica insegue il divenire della vita, ne custodisce una propria filosofia di interpretazione e regala agli altri una documentazione, un&#8217;immagine che ha una sua oggettivit\u00e0 e una sua interiorit\u00e0. Dietro ogni scatto vedo un pensiero ragionato, un&#8217;emozione, un gesto, una debolezza, un&#8217;incertezza, un&#8217;esitazione, un ripensamento, infine una convinzione. Grazie all&#8217;uso ricorrente delle figure retoriche, metafore e allegorie, egli riesce a creare, attraverso segni e simboli, delle vere e proprie narrazioni sceniche.<\/p><p>Non nascondo che la prima impressione ricevuta dell&#8217;artista \u00e8 stata quella dell&#8217;uomo che in maniera schietta e pregnante Nietzsche cos\u00ec descrive: \u00abchi anche solo in una certa misura \u00e8 giunto alla libert\u00e0 della ragione, non pu\u00f2 non sentirsi sulla terra nient&#8217;altro che un viandante\u00bb. Enrico Nicol\u00f2 \u00e8 un viandante, un viandante che percorrendo la strada del nostro tempo incontra la solitudine, l&#8217;incomunicabilit\u00e0, il muro dell&#8217;ingiustizia ma anche spazi sconfinati, i fiori, il mare, la solidariet\u00e0: \u201cla Grande Bellezza e la Grande Bruttezza\u201d che ormai convivono nel nostro panorama quotidiano.<\/p><p>I protagonisti delle sue fotografie nella raccolta <em>Oltre il caos<\/em>, in continua ricerca del perduto, del trascurato, di se stessi e della verit\u00e0 e volti al recupero della semplicit\u00e0, rimandano indubbiamente alla \u201cRecherche\u201d di Marcel Proust. Come pure i temi della fragilit\u00e0, caducit\u00e0 e dello scorrere del tempo in <em>Tempora et horae. <\/em>Nella serie fotografica <em>Solitudine del viandante del tempo <\/em>il tema della solitudine esistenziale nel viaggio della vita, dell&#8217;incomunicabilit\u00e0 e della prova continua a cui la vita stessa ci sottopone ci riporta alla \u201ctrilogia dell&#8217;incomunicabilit\u00e0\u201d di Michelangelo Antonioni.<\/p><p>Un percorso fotografico, quindi, sorretto da un grande <em>background<\/em> culturale e ottenuto, dal punto di vista tecnico, \u201ctutto-in-macchina\u201d, attraverso il quale, con l&#8217;uso del bianco e nero e con grande maestria, l&#8217;autore riesce a comunicare allo spettatore il viaggio interiore dell&#8217;uomo di cui lo stesso spettatore si sente partecipe.<\/p><p><em>Finch\u00e9 \u00e8 giorno<\/em> \u00e8 il titolo del suo ultimo lavoro che racchiude le due inedite serie fotografiche <em>Desks<\/em> e <em>Unless You Change. <\/em>\u00c8 l&#8217;autore stesso che cos\u00ec lo definisce: \u00abQueste due serie sono accomunabili sotto il titolo congiunto \u201cFinch\u00e9 \u00e8 giorno\u201d, che riprende quanto \u00e8 scritto nel versetto 4 del capitolo 9 del Vangelo di Giovanni, poich\u00e9 entrambe fanno riferimento al buon uso del tempo, che, come dono, \u00e8 messo a disposizione dell&#8217;uomo. Per porsi in ascolto e meditare. Per convertirsi e cambiare vita. Per amare ed essere felice. E, in un certo senso, per poter percorrere i pascoli del Cielo fin dall&#8217;esperienza terrena. <em>Finch\u00e9 \u00e8 giorno<\/em>, del resto, richiama quel <em>Prima che<\/em>, che si rif\u00e0 al libro di Qo\u00e8let, titolo della mia raccolta di poesie, che sono frutto della medesima ispirazione\u00bb.<\/p><p>In <em>Desks<\/em> il protagonista \u00e8 un uomo solitario che inizia il suo viaggio portando con s\u00e9 una scrivania e una sedia, simboli che richiamano quella che l&#8217;autore definisce \u201ccamera interiore\u201d. Una serie di scatti nella cui fascinazione ogni spettatore pu\u00f2 immergersi. \u00c8 un itinerario in cui, secondo la mia personale interpretazione, il vero protagonista \u00e8 la cultura sotto forma di ammirazione (<em>Desks &#8211; 4<\/em>), incantamento (<em>Desks &#8211; 5<\/em>), voglia di sapere ancora (<em>Desks &#8211; 6<\/em>). Quella cultura che rappresenta l&#8217;essenza stessa dell&#8217;essere umano e che alberga prima in una generazione per poi essere trasmessa a quella successiva. Non a caso il personaggio nell&#8217;ultima fotografia (<em>Desks &#8211; 11<\/em>) lascia gli abiti e un orologio a testimonianza di chi \u00e8 andato via e in previsione di chi sta per arrivare. L&#8217;orologio come testimone del tempo che scorre \u00e8 un oggetto che ricorre spesso nei fotogrammi di Nicol\u00f2. Rappresenta insieme allo spazio il palcoscenico della vita. L&#8217;autore stesso distingue il tempo in \u201cTempo circolare e tempo lineare. Tempo irreversibile e tempo finito. Tempo ultimo e tempo eterno\u201d. In realt\u00e0 esso \u00e8 il guardiano della nostra esistenza che ci invita \u201call&#8217;amarcord\u201d del nostro passato, al <em>carpe diem<\/em> del nostro presente e alla \u201ccostruzione\u201d del nostro futuro. Accanto al tempo appaiono i tanti accattivanti paesaggi da cui traspare senza dubbio la bellezza del creato, di fronte alla quale il personaggio di <em>Desks<\/em> resta in contemplazione, in contrasto con l&#8217;indifferenza dell&#8217;uomo contemporaneo rispetto ai valori, afflitto com&#8217;\u00e8 da una sorta di assenza di gravit\u00e0, dalla noia, da uno <em>spleen<\/em> senza poesia.<\/p><p>Nella realt\u00e0 siamo infatti spesso pervasi dalla delusione di non riuscire a trovare il senso dell&#8217;esistenza e nella cadenzata successione dei giorni ci accompagna un&#8217;inerzia che nemmeno percepiamo perch\u00e9 mascherata da un frenetico darsi da fare, di cui per\u00f2 fatichiamo a reperire non solo lo scopo ma anche il perch\u00e9. Avvolti da sovrabbondanza e opulenza che, nonostante le crisi, tali rimangono rispetto alla condizione disagiata di molti luoghi del mondo, ad esse ci affidiamo come ad addormentatori sociali. In questa opacit\u00e0 generale, dove pochi discutono idee, ci assuefacciamo a ovviet\u00e0 e luoghi comuni, lasciando che si stenda sulle nostre menti il manto dell&#8217;assopimento del pensiero, mascherato dalla suddetta frenesia del fare. Eppure la cultura pu\u00f2 significativamente contribuire a porre realmente rimedio al degrado verso cui siamo avviati.<\/p><p>E tornando a Nietzsche, faccio mio questo suo splendido pensiero: \u00abNo. La vita non mi ha disilluso da quando ho scoperto che potrebbe essere un esperimento di chi \u00e8 volto alla conoscenza, non un dovere, non una fatalit\u00e0, non una frode. La vita come mezzo di conoscenza. Con questo principio nel cuore si pu\u00f2 non soltanto valorosamente, ma anche gioiosamente vivere e gioiosamente ridere\u00bb.<\/p><p>Nel suo commento a <em>Unless You Change<\/em> l&#8217;autore cita la versione inglese di un passo del Vangelo di Matteo \u00abUnless you change and become like little children you will never enter the kingdom of Heaven\u00bb (Mt18, 3b): \u00abSe non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli\u00bb.<\/p><p>A questo passo si rif\u00e0 tutta la poetica della serie fotografica. Analizzando gli scatti mi tornano poi in mente le parole del Pascoli \u00ab\u00c8 dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi [&#8230;] ma lagrime ancora e tripudi suoi\u00bb. C\u2019\u00e8 dunque una voce nascosta nel profondo di ciascun uomo, che si pone in contatto con il mondo attraverso l&#8217;immaginazione e la sensibilit\u00e0 (tipiche dei poeti). In tal modo, egli scopre aspetti nuovi e misteriosi, che \u00absfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione\u00bb. In questa serie si percepisce il forte attaccamento dell&#8217;autore alla fanciullezza, ai ricordi e quindi alla memoria. Le immagini fotografiche mostrano un uomo e una donna adulti, soli, in atteggiamento di gioco con trastulli infantili. Esse configurano un viaggio in cui l&#8217;uomo si guarda intorno attentamente e immagina in cuor suo di scalare le difficolt\u00e0 della vita (<em>Unless You Change &#8211; 24<\/em>), di \u201cgiocare\u201d (<em>Unless You Change<\/em><em> &#8211; 6<\/em>, <em>&#8211; 1<\/em>, <em>&#8211; 19<\/em>), di riposare (<em>Unless You Change<\/em><em> &#8211; 23<\/em>). I giocattoli accentuano il senso di lontananza, nostalgia, disillusione, e probabilmente rimpianto, che conferisce un velo di malinconia alla solitudine delle figure umane ritratte.<\/p><p>\u00c8 una dimensione, questa, ancor pi\u00f9 spirituale, che ha a che fare direttamente con la fede dell&#8217;uomo, perch\u00e9 la religione, ogni religione, non parla solo alla ragione, ma la supera per raggiungere l&#8217;intimo sentire dell&#8217;essere umano, il suo cuore. E il cuore \u00e8 la parte di noi stessi che vive di fascinazione, suggestione, idealizzazione, speranza di felicit\u00e0, lenimento del dolore, esaudimento del desiderio e bisogno di consolazione. \u00c8 quel fondo irrazionale proprio di ogni uomo e che non di rado costituisce la sua forza per vivere.<\/p><p>Mi piace esprimere le mie personali emozioni provate nell&#8217;osservare alcune di queste fotografie. Quella carezzevole dell&#8217;aquilone (<em>Unless You Change &#8211; 26<\/em>) che rimanda ciascuno di noi ai tempi felici dell&#8217;infanzia sui banchi di scuola: \u00abC&#8217;\u00e8 qualcosa di nuovo oggi nel sole, \/ anzi d&#8217;antico [\u2026] Si respira una dolce aria che scioglie \/ le dure zolle, [\u2026] un&#8217;aria d&#8217;altro luogo e d&#8217;altro mese \/ e d&#8217;altra vita: un&#8217;aria celestina \/ che regga molte bianche ali sospese&#8230; \/ s\u00ec, gli aquiloni!\u00bb. Quella, significativa, del pallone di dimensione esagerata (<em>Unless You Change &#8211; 38<\/em>) che guarda insieme al suo calciatore lo specchio della porta. Quella tenera dell&#8217;amore (<em>Unless You Change &#8211; 2<\/em>): l&#8217;incontro tra l&#8217;uomo e la donna che vanno su un&#8217;altalena, come \u00e8 facile intuire, avviene in una frazione di secondo, ma \u00e8 un attimo che dura un&#8217;eternit\u00e0. Sulla cattiva strada si incontra l&#8217;amore, scriveva De Andr\u00e9, e l&#8217;amore \u00e8 da sempre la migliore risposta all&#8217;orrore. Apparentemente le due figure appaiono separate e destinate a non entrare in relazione tra loro. Ma per quanto questa visione possa avvicinarsi spesso alla realt\u00e0 \u00e8 nell&#8217;animo di ogni spettatore, cos\u00ec come per me, immaginarne un abbraccio. Infine quella leggera del volo (<em>Unless You Change &#8211; 14<\/em>), nostro desiderio pi\u00f9 recondito, che racchiude i nostri sogni, le nostre aspettative, il nostro domani.<\/p><p>Mi preme sottolineare che con gioia ho esaminato quest&#8217;ultima opera di Enrico Nicol\u00f2 e ho scritto su di essa. \u00c8 un&#8217;opera che richiede attenzione e dona ricchezza perch\u00e9 l&#8217;arte \u00e8 intuizione, \u00e8 forma, \u00e8 idea, \u00e8 preghiera. La sua \u00e8 una fotografia molto ricercata sia per quanto riguarda i canoni dell&#8217;estetica sia per l&#8217;interrogativo sul significato e sul fine dell&#8217;esistenza umana. \u00c8 un continuo porre domande e chiedere risposte. Non a caso le sue fotografie sono fortemente simboliche e a tratti surreali. Lo stesso ricorso al bianco e nero da un lato accarezza l&#8217;occhio di chi guarda e dall&#8217;altro genera un costante gioco di luci e ombre che danno nitidezza all&#8217;immagine ed espressivit\u00e0 all&#8217;esperienza di vita di ogni uomo.<\/p><p>Attraverso un percorso le cui tappe hanno abbracciato l&#8217;universo femminile nelle serie fotografiche <em>Dive di carta, icone in celluloide<\/em>, <em>Oltre l&#8217;infinito sublime<\/em>, <em>Vorrei avere lacrime che mi bagnino gli occhi<\/em> e <em>Around a Woman<\/em>, lo sdoppiamento della realt\u00e0 nel tema <em>Split Reality<\/em>, la parentesi evangelica in <em>Sgrid\u00f2 i venti e il mare<\/em> e quanto gi\u00e0 detto in <em>Oltre il caos<\/em>, <em>Solitudine del viandante del tempo<\/em> e <em>Tempora et horae<\/em>, il fotografo \u00e8 giunto con queste due ultime serie al convincimento che la vita \u00e8 sostanzialmente desiderio di conoscenza, solitudine, amore e rimembranza. Una sorta di raggiunta maturit\u00e0 a cui appoggiarsi per continuare senza tentennamenti il proprio cammino verso i tempi ultimi, verso l&#8217;oltre.<\/p><p>Ma \u00e8 questa la giusta interpretazione? La forza vera della fotografia di Enrico Nicol\u00f2 sta nella sua enigmaticit\u00e0. Nessuno sa che cosa abbia in mente di dire l&#8217;autore perch\u00e9 mille sono le domande e mille le risposte relative a ogni singolo scatto. Non si tratta della semplice rappresentazione della realt\u00e0 nelle varie sfaccettature, ma \u00e8 ricerca di una verit\u00e0 attraverso una realt\u00e0 che non \u00e8 solo realt\u00e0. \u00c8 questa l&#8217;energia della sua innovazione e della sua originalit\u00e0 e unicit\u00e0.<\/p><p>Reali per\u00f2 sono per Nicol\u00f2 il profondo rispetto e l&#8217;ammirazione per la terra d&#8217;Abruzzo dove lui \u201ccammina\u201d inciampando nella sua bellezza. Lui la osserva, l&#8217;abbraccia, ne cattura la semplicit\u00e0 e con entusiasmo da anni coltiva con essa un rapporto amoroso visibile nei suoi scatti e nel sorriso dei suoi occhi.<\/p><p>Angela Troilo<\/p><p>\u00a0<\/p><p>Angela Troilo, <em>Introduzione generale<\/em>, in \u201cEnrico Nicol\u00f2, <em>Finch\u00e9 \u00e8 giorno<\/em>, Collana \u201cI Quaderni di Gente di Fotografia\u201d, Gente di Fotografia Edizioni, Modena, 2016\u201d, pagg. 6-13.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho conosciuto Enrico Nicol\u00f2 due anni fa in occasione di una sua mostra personale dal titolo Beyond the Chaos. Da questo incontro \u00e8 nata una profonda collaborazione artistica che mi ha permesso e mi permette tuttora di scrivere e parlare di lui. 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