Furto ai grandi magazzini
I bambini, specie se piuttosto piccoli, sembrano avere una visione del mondo molto egocentrica. Desiderano avere tutto, e tutto ritengono proprio. Anche quando crescono un po’, mantengono una prospettiva assai personale, legata ai loro interessi e a ciò che ritengono strettamente utile per se stessi. Si tratta, in fondo, di una forma marcata dell’egoismo che sta alla base di molti comportamenti umani. Solo col tempo il bambino comincia a comprendere che esiste un bene collettivo da dover considerare e salvaguardare. E che, per esercitare questa tutela, il primo contributo va dato in famiglia.
Tale riflessione scaturisce dal ricordo di un evento accaduto quando ero piccolo, a metà degli anni Sessanta. Desideravo da tempo un giocattolo. Si trattava di un mitra di plastica, leggero e molto semplice, tutto nero ma con la parte finale della canna di colore rosso, dotato di un caricatore orizzontale in grado di scorrere grazie a un meccanismo dentato di avanzamento. All’UPIM, al piano inferiore, di quei mitra ce n’erano tanti. Stavano in un cestello di metallo, a livello del pavimento.
Finalmente un giorno mia madre mi disse che mi avrebbe comprato quel giocattolo, approfittando del fatto che doveva fare anche altri acquisti. Pertanto, andammo ai grandi magazzini per fare le compere previste. Quando venne il momento di prendere il mitra, ne provai più di uno per vedere quale fosse quello che aveva il funzionamento più affidabile. L’operazione durò un po’ di tempo. Terminato l’esame di quegli esemplari, felice, tenevo in mano la mia arma. Fu in quel momento che mamma si rese conto che non aveva più il portafoglio. Poiché era certa di averlo portato, non c’era dubbio che glielo avevano rubato lì, qualche istante prima. Forse addirittura mentre, magari chinata, aiutava me nella scelta del pezzo migliore. Non ricordo bene il disappunto di mia madre in quella situazione. Posso immaginare che fosse agitata e preoccupata non tanto per i soldi perduti, che non dovevano essere molti, quanto, piuttosto, per il fatto che nel portafoglio teneva anche i suoi documenti. Di certo, realizzammo subito che non potevamo continuare gli acquisti giacché non avevamo più i soldi per pagarli. La mia delusione fu enorme.
Rammento che il mio problema, in quel momento, era esclusivamente rappresentato dal fatto che dovevo posare nel cestello il mitra scintillante appena conquistato e che non lo potevo portare con me. Il mio orizzonte si fermava lì. Ciò, dal mio punto di vista, costituiva tutta la nostra sfortunata esperienza.
Giorni dopo, dalla direzione dell’UPIM ci telefonarono per comunicare che i documenti di mamma erano stati trovati nella tasca di un abito da donna appeso nel reparto di abbigliamento.
Quanto al mitra, evidentemente lo comprammo in una circostanza successiva poiché ricordo che a casa ci giocavo di frequente.