Il senso delle radici
Mi rimane molto poco dei miei giocattoli. Quasi soltanto locomotori, vagoni e accessori del treno elettrico Lima, in scala H0. E alcuni album di figurine. Tutto il resto è andato perduto. Forse durante il nostro trasloco del 1969. O in qualche altra circostanza.
Non ho più le mie numerose macchinine, soprattutto Politoys, né le centinaia di soldatini piccoli con i quali mi divertivo tanto. È andato perduto anche il mio primo treno elettrico, di marca Conti, con la bella locomotiva a vapore nera di metallo pesante. E non è rimasta alcuna traccia di tutti i giochi minori, di vario genere.
Mi dispiace molto di non avere più i miei giocattoli, soprattutto quelli di quando ero grandicello. Per più di una ragione.
Anzitutto per un motivo affettivo e per il piacere che avrei avuto oggi nell’osservarli e nel valorizzarli, esponendoli in qualche bacheca di casa, e nel mostrarli a figli e nipoti descrivendo loro come trascorrevamo il tempo a quell’epoca, quando eravamo bambini.
Ma anche per la capacità evocativa dei giocattoli, che sono in grado di far riaffiorare ricordi sopiti. Come fanno, del resto, tutti gli oggetti del nostro passato, specie se lontano nel tempo.
C’è però anche una ragione di dispiacere più sottile, che ha a che fare col senso delle proprie radici. Sono molte le cose su cui si innesta la nostra vita e da cui partono i nostri ricordi. Quelle che contano di più sono legate alla famiglia, ai nonni, ad altre persone che ci hanno voluto bene, agli amici, al nostro vissuto nei luoghi che abbiamo frequentato e in cui ci siamo sentiti accolti. E in questo universo è altresì preminente l’istruzione che abbiamo ricevuto nei vari ambiti. Ma ci sono anche cose apparentemente marginali, come quelle relative alle esperienze di gioco, che pure hanno contribuito considerevolmente a farci crescere, a formarci. E che, anzi, quando eravamo piccoli erano il nostro mondo. Non tutto il nostro mondo. Ma il nostro mondo sì. Ecco perché, dopo sessant’anni, avverto la perdita dei miei giochi della fanciullezza come il taglio di alcune radici.
Così, qualche anno fa ho voluto porre sulla scrivania il mio modellino del locomotore FS E.645 in livrea castano-isabella. Per correre con lui sui binari della mia fantasia.