Merende sulla spiaggia
Negli anni Sessanta, in Italia, sulla spiaggia passavano venditori ambulanti che offrivano merende di vario genere. Tra queste ricordo, per esempio, ciambelle fritte e bomboloni alla crema. Erano appetitose merende, che i bambini potevano mangiare per rinfrancarsi dopo un impegnativo bagno al mare. Sottolineo “dopo” il bagno perché all’epoca era regola piuttosto diffusa quella di non entrare in acqua se non dopo che fossero trascorse tre ore dall’ultimo pasto. E, comunque, almeno per me, mia sorella e mio fratello vigeva questa norma pressoché inderogabile.
Mi sembra che molto raramente i nostri genitori ci comprassero alimenti in spiaggia. Tuttavia, il nostro interesse per quei cibi allettanti era notevole, anche perché la curiosità era acuita dal fatto che i venditori accompagnavano il loro transito con frasi dette ad alta voce che invogliavano all’acquisto. Si sentiva il loro arrivo e, dopo il passaggio, si udiva il loro allontanarsi anche quando non erano più visibili, ormai coperti da persone e ombrelloni.
Le frasi colorite che i venditori dicevano al fine di convincere i potenziali acquirenti, pur ironiche e bonarie, erano a volte ai limiti della correttezza, poiché, quasi ricattatorie, rischiavano di creare malumori e piccoli conflitti tra figli e genitori.
Ancora ho nelle orecchie una frase gridata: “Cocco! Cocco bello! Piangete bambini, che la mamma ve lo compra”.
Ma quanto erano invitanti quelle fettine bianche e ricurve, col dorso marroncino, che, candide e umide, brillavano al sole!