Imbarazzo a scuola
Un bambino può provare vergogna per qualcosa che lo differenzia molto dai suoi coetanei. Tante sono le circostanze in cui tale imbarazzo si può manifestare. Ciò accade per esempio quando gli capita di indossare un capo di abbigliamento insolito e strano, che lo rende assai diverso nell’aspetto, rischiando di esporlo al ridicolo, almeno secondo il suo modo di sentire.
Ricordo il mio disagio quando una volta, nel teatro della scuola dove frequentavo le elementari, durante i festeggiamenti per il carnevale mi ritrovai a essere l’unico non mascherato tra i miei compagni, che sfoggiavano costumi ricchi e variopinti. Io ero lì, un po’ avvilito, col mio golfino verde scuro di lana, circondato da cowboy e da pellirosse ornati di lunghi copricapi di belle piume.
Ma il massimo della vergogna lo provavo quando ero costretto a calzare le soprascarpe translucide, che detestavo. Reputavo orribili quelle calzature di gomma, basse, chiare, opache e abbastanza spesse, che lasciavano trasparire le scarpe. Avevano un aspetto viscido e sgradevole, pressoché da medusa, e comportavano macchinose operazioni per essere messe e tolte. Cose, queste, che oltretutto non mi piaceva affatto fare in pubblico.
Certo, le soprascarpe avevano il decantato vantaggio di consentire a chi le indossava di mantenere comodamente ai piedi, pronte e asciutte, le scarpe ordinarie, ma quelle artificiose appendici, che in classe usavo solo io, non reggevano minimamente il confronto con le meravigliose galosce alte dei miei compagni, indossabili direttamente con i calzini. Quelle sì che erano calzature adatte per proteggersi dalla pioggia! Così pensavo. Scure e lucide, erano di fatto stivali di gomma, dall’accattivante aspetto, vagamente militaresco.
Comunque, per me, la goccia che faceva traboccare il vaso era il fatto che anche mia sorella e mia madre indossavano le soprascarpe.