Quando ebbi conferma che accadono cose spiacevoli
Era il 1973. Completati i due anni di ginnasio, frequentavo il primo anno di liceo classico. E, con i compagni di classe, ero in settimana bianca all’Alpe di Pampeago, facendo base a Stava.
Un giorno io e un paio di compagni stabilimmo di fare una gara di discesa con gli sci e ci lanciammo su una pista innevata. Almeno per quanto riguardava me, si trattò di una decisione sconsiderata, sia perché imprudente di per sé, sia perché la mia padronanza delle tecniche sciistiche era limitata. Scendevamo veloci. Ricordo che verso la fine del percorso oltrepassai azzardatamente un gruppo di persone che seguivano un corso di sci. Subito dopo la pista tendeva ad appiattirsi, presentando però, in rapida successione, una serie di cunette e dossi di dimensioni relativamente piccole, ma tali da poter far perdere il controllo degli sci, se non si era in grado di mantenere l’assetto ammortizzando adeguatamente i sobbalzi. Volai su un dosso e atterrai malamente sulla neve indurita. Fu una caduta rovinosa, che, a pochi metri dal traguardo, pose fine alla mia corsa.
Avvertii immediatamente un forte dolore alla caviglia destra e compresi subito che mi ero fatto male seriamente. Il mio primo pensiero andò a mia madre, alle sue raccomandazioni da me disattese.
Mi portarono all’ospedale di Predazzo. La diagnosi fu: frattura composta del malleolo tibiale interno destro. Tutto sommato, mi era andata fin troppo bene. Mi fecero un’ingessatura molto voluminosa, da tenere per un paio di mesi, che poi a Roma fu ridotta.
Quell’episodio assai sgradevole fu per me molto istruttivo. Rendendomi conto che con quel fatto ero stato sbalzato fuori dall’ambiente protetto e ovattato della famiglia, capii sulla mia pelle che nella vita succedono anche eventi avversi. E imparai una lezione che non avrei più dimenticato. Ovvero, a mie spese cominciai a comprendere l’importanza della prudenza e della previdenza. La rilevanza della moderazione, dell’autocontrollo, della valutazione del rischio. Cose, tutte, che mi avrebbero poi accompagnato nel corso dell’esistenza.