Il fascino delle collezioni di figurine
Da bambino e da ragazzo ho fatto varie collezioni di figurine. Poi ho dato una mano ai figli, che facevano le loro raccolte. Quindi ho assistito i nipoti nel completamento dei loro album.
Oggi, forse, prevalgono le raccolte dei calciatori. Ma ai miei tempi l’offerta era molto diversificata. Ho fatto sì collezioni dei calciatori, ma anche di atleti di altre discipline sportive. Feci la raccolta delle figurine degli uomini illustri e dei grandi personaggi della Storia, degli animali e delle automobili d’epoca e contemporanee. Ricordo che mi piacque, in particolare, l’album sulle regole del gioco del calcio.
Così, su quelle pagine a volte un po’ gualcite e con qualche orecchia agli angoli imparai nomi e storie. Conobbi Ondina Valla e Dorando Pietri. Feci la conoscenza di Lawrence d’Arabia e Federico Barbarossa. Rimirai la Ford Anglia e la Renault Dauphine. Presi confidenza con l’ornitorinco e col bisonte americano. E imparai la regola del fuori gioco.
Ho anche avuto modo di seguire l’evoluzione delle tecniche di incollaggio delle figurine. Rammento che con i miei nonni materni facevo la colla in casa, con farina e acqua. Ma per lungo tempo usai la Coccoina. Poi arrivarono le celline delle Edizioni Panini. Queste erano triangolini biadesivi che si applicavano sulle pagine degli album, negli spazi previsti dentro le caselle delle figurine, che, premute adeguatamente contro le celline, restavano attaccate. Solo molto più tardi si imposero gli sticker.
Un momento entusiasmante era quello dello scambio dei doppioni con gli amici e con i compagni di scuola allo scopo di assicurarsi qualche figurina buona, cioè mancante nell’album. Preso in mano il mazzetto dei doppioni di un amico, lo si scorreva rapidamente, come si sarebbe fatto con un mazzo di carte da gioco. E questa veloce verifica veniva scandita dal ritmico “ce l’ho, mi manca”, che indicava le figurine suscettibili di contrattazione.
Nonostante possa apparire paradossale, trovo che il fascino costituito da una pila di figurine possa vincere quello dell’album. Il piacere di tenere in mano un cospicuo mazzetto potrebbe infatti superare la soddisfazione di sfogliare una raccolta, completata o meno. Lo dico sia alla luce dei miei ricordi, sia avendo osservato figli e nipoti inventare negli anni innumerevoli giochi utilizzando centinaia di doppioni.
A tal riguardo, rammento un episodio. Quando a casa dei miei nonni arrivarono per posta le figurine che mi mancavano per completare l’album de “I grandi della Storia”, notevole fu la mia gioia. Tale fu il diletto di maneggiare quel mazzetto di carte colorate e lucide, alcune delle quali lunghe, ovvero di dimensione doppia, che decisi di non attaccarle nell’album e di tenerle da parte. Conseguenza fu che la raccolta non fu mai completata, perché negli anni successivi quel mazzetto andò perduto.
E quante partite di calcio fatte con figurine di calciatori cartonate sul dorso! Da bambino incollavo infatti piccoli rettangoli di cartone rigido alle immagini dei giocatori e organizzavo partite tra due squadre da undici calciatori su un tavolo di casa o sul pavimento, utilizzando una biglia di vetro come pallone. Di quelle figurine rese rigide ricordo in particolare quella di Ferenc Puskás. Il divertimento di fare queste partite, talvolta insieme a mio cugino, era eguagliato solo dalle analoghe partite con i bottoni, undici contro undici, con un piccolo bottone da camicia come palla.
Il discorso sul collezionismo in generale sarebbe complesso. Qui desidero solo aggiungere qualcosa sulla forza di attrazione che esercitavano su di me, bambino, quelle immagini colorate. Le figurine permettevano di fare propri i mondi già conosciuti ma distanti, cui non appartenevamo ma che ci attiravano. Oppure consentivano di fare ingresso in universi sconosciuti, tutti da esplorare. In ogni caso, c’era il senso della scoperta di ciò che raccoglievamo e quello della ricerca di ciò che ancora mancava. C’era poi il senso dell’attesa, continua, crescente.
E se grande era il piacere di avere tra le mani mazzetti di figurine e di riporli in scatole e cassetti, come fossero piccoli tesori, ancora più grande era la soddisfazione di tenere in mano un mucchietto di pacchetti, appena comprati presso un’edicola o dal tabaccaio. Perché, allora, si aggiungeva la piccola magia della sorpresa. Si poteva sperare che quella certa figurina rara si celasse in una di quelle variopinte, promettenti bustine.